PADRE PIO V.O.S.
Regista: Abel Ferrara
Cast: Shia La Beouf, Cristina Chiriac, Marco Leonardi, Asia Argento, Vincenzo Crea, Luca Lionello, Brando Pacitto, Stella Mastranto...
18-09-2026
“Padre Pio” non può essere considerato un vero e proprio film biografico, bensì un’ulteriore tappa nell’eterna riflessione di Ferrara sui temi del peccato e della redenzione. Con “Padre Pio” ha raggiunto la sua forma più esplicita: l'agiografia. Quella di un santo di cui si è detto di tutto (millantatore, fornicatore, iracondo, fascista, affarista), interpretato da un attore che ha combinato di tutto: Shia LaBeouf, 36 anni, arrestato almeno undici volte a partire dai nove, alle spalle un rehab e una conversione al cristianesimo (era ebreo), dopo un “viaggio spirituale” che ha avuto il suo culmine proprio in questo film. E si vede. Come in “Pasolini” (2014), che racconta le ultime 24 ore di vita del protagonista, anche qui Ferrara si è concentrato su un breve segmento storico: ovvero i fatti sanguinosi, e pressoché sconosciuti, avvenuti a San Giovanni Rotondo nell'ottobre del 1920, proprio mentre Padre Pio, appena fuori dal paese, combatteva (talvolta fisicamente) con Satana, portando sul suo corpo il segno permanente delle stimmate.
Regista: Abel Ferrara
Cast: Shia La Beouf, Cristina Chiriac, Marco Leonardi, Asia Argento, Vincenzo Crea, Luca Lionello, Brando Pacitto, Stella Mastranto...
18-09-2026
“Padre Pio” non può essere considerato un vero e proprio film biografico, bensì un’ulteriore tappa nell’eterna riflessione di Ferrara sui temi del peccato e della redenzione. Con “Padre Pio” ha raggiunto la sua forma più esplicita: l'agiografia. Quella di un santo di cui si è detto di tutto (millantatore, fornicatore, iracondo, fascista, affarista), interpretato da un attore che ha combinato di tutto: Shia LaBeouf, 36 anni, arrestato almeno undici volte a partire dai nove, alle spalle un rehab e una conversione al cristianesimo (era ebreo), dopo un “viaggio spirituale” che ha avuto il suo culmine proprio in questo film. E si vede. Come in “Pasolini” (2014), che racconta le ultime 24 ore di vita del protagonista, anche qui Ferrara si è concentrato su un breve segmento storico: ovvero i fatti sanguinosi, e pressoché sconosciuti, avvenuti a San Giovanni Rotondo nell'ottobre del 1920, proprio mentre Padre Pio, appena fuori dal paese, combatteva (talvolta fisicamente) con Satana, portando sul suo corpo il segno permanente delle stimmate.
Dal 1977 ad oggi Abel Ferrara ha diretto 33 film, firmato 13 sceneggiature, è stato attore in un pugno di film tra cui “Marty Supreme” di Josh Safdie, ha suonato la chitarra (ultimamente anche in Italia con i “Tre Allegri Ragazzi Morti”), realizzato performance artistiche recitando i versi di Gabriele Tinti, girato videoclip ed ha sconfitto i suoi fantasmi…
Riuscire a condensare l’opera di Abel Ferrara in soli tre film non è impresa facile ma, per riuscire a capire il suo cinema, possono essere di aiuto due lungometraggi che hanno contribuito a renderlo celebre e che racchiudono perfettamente il suo stile provocatorio e tormentato, più la sua ultima fatica girata in Italia.