Noblesse oblige (I disgraazzi d'on omm fortunaa)
Noblesse oblige (I disgraazzi d'on omm fortunaa)
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1 evento in programmazione
17-01-2027
“Noblesse oblige” è un testo scritto nel 1966 da Luigi Santucci, noto scrittore, poeta e commediografo. Siamo alla fine del 1800 a Milano. Annibale Gattamorta, il protagonista, è un imprenditore, produttore e fornitore di vespasiani alle varie municipalità. E’ uomo di umili origini, “fattosi da sé” – come si usa dire - e fiero di questa sua provenienza sociale. Si ritiene pure un benemerito della società, un benefattore, perché è andato incontro, soddisfacendoli, ai “bisogni” del popolo, della gente semplice. Quando, istigato da un truffatore e sedicente esperto di araldica, scopre di avere un antenato nobile, niente di meno che Erasmo il Gattamelata, scoppia in famiglia una “febbre” da furori nobiliari, istigata dalla vanità. Moglie, figlia, cognate, ed anche lo stesso Annibale, non vogliono rinunciare al loro sogno di “alzarsi di grado” e far parte della nobiltà, e tentano tutte le strade per realizzarlo, anche quando il sedicente esperto araldico finisce in galera colpevole di truffa. Con vari stratagemmi, che coinvolgono suo malgrado anche il povero figlio Gino ed alcuni vicini di casa, sembrano essere arrivati ad una soluzione per raggiungere l’obiettivo, quand’ecco che a Milano scoppia la rivoluzione proletaria contro i ricchi e la folla vociante per strada promette di far fare una brutta fine ai nobili. Così, un po’ per paura e un po’ per un soprassalto di orgoglio, il Gattamorta rinsavisce: l’unica nobiltà è quella del lavoro e l’unica corona è il sudore della fronte. Lo stesso Santucci definì il lavoro una “farsa”, e la commedia è in sostanza la satira di una aspirazione ad elevarsi di rango, dettata principalmente dalla vanità e dalla bramosia. “I desgrazzi d’on omm fortunaa” è il sottotitolo della commedia, e la vicenda è ricca di sviluppi grotteschi e la “nobiltà” si rivela una bolla di sapone, perché il vero “valore” di una persona non è legato al rango sociale, ma all’onestà, al bene fatto agli altri e alla “fatica” quotidiana del giusto convivere. Questa è la vera testimonianza, il vero “essere umani”. E’ un divertissement ironico, vivace, sulla strada del teatro popolare ottocentesco, ma anche attuale nello scavare tra i desideri più reconditi degli esseri umani. Di certo un grande aiuto nel rendere più frizzante il testo lo dà, come sempre, l’uso del nostro bel dialetto.
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17-01-2027
“Noblesse oblige” è un testo scritto nel 1966 da Luigi Santucci, noto scrittore, poeta e commediografo. Siamo alla fine del 1800 a Milano. Annibale Gattamorta, il protagonista, è un imprenditore, produttore e fornitore di vespasiani alle varie municipalità. E’ uomo di umili origini, “fattosi da sé” – come si usa dire - e fiero di questa sua provenienza sociale. Si ritiene pure un benemerito della società, un benefattore, perché è andato incontro, soddisfacendoli, ai “bisogni” del popolo, della gente semplice. Quando, istigato da un truffatore e sedicente esperto di araldica, scopre di avere un antenato nobile, niente di meno che Erasmo il Gattamelata, scoppia in famiglia una “febbre” da furori nobiliari, istigata dalla vanità. Moglie, figlia, cognate, ed anche lo stesso Annibale, non vogliono rinunciare al loro sogno di “alzarsi di grado” e far parte della nobiltà, e tentano tutte le strade per realizzarlo, anche quando il sedicente esperto araldico finisce in galera colpevole di truffa. Con vari stratagemmi, che coinvolgono suo malgrado anche il povero figlio Gino ed alcuni vicini di casa, sembrano essere arrivati ad una soluzione per raggiungere l’obiettivo, quand’ecco che a Milano scoppia la rivoluzione proletaria contro i ricchi e la folla vociante per strada promette di far fare una brutta fine ai nobili. Così, un po’ per paura e un po’ per un soprassalto di orgoglio, il Gattamorta rinsavisce: l’unica nobiltà è quella del lavoro e l’unica corona è il sudore della fronte. Lo stesso Santucci definì il lavoro una “farsa”, e la commedia è in sostanza la satira di una aspirazione ad elevarsi di rango, dettata principalmente dalla vanità e dalla bramosia. “I desgrazzi d’on omm fortunaa” è il sottotitolo della commedia, e la vicenda è ricca di sviluppi grotteschi e la “nobiltà” si rivela una bolla di sapone, perché il vero “valore” di una persona non è legato al rango sociale, ma all’onestà, al bene fatto agli altri e alla “fatica” quotidiana del giusto convivere. Questa è la vera testimonianza, il vero “essere umani”. E’ un divertissement ironico, vivace, sulla strada del teatro popolare ottocentesco, ma anche attuale nello scavare tra i desideri più reconditi degli esseri umani. Di certo un grande aiuto nel rendere più frizzante il testo lo dà, come sempre, l’uso del nostro bel dialetto.
Orari

Cineteatro Santa Maria, Teatro, Biassono
17/01/2027

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