CHIARA DI DIO - IL MUSICAL
CHIARA DI DIO - IL MUSICAL
Info

Cast: Annamaria Bianchini, Francesco Troilo Di Carlo, Albatea Internullo, Jacopo Malpasso

1 evento in programmazione
12-11-2026
A partire da 16.50 €
In scena Il Vecchio avrà il compito di spiegare l’esigenza di dedicare uno spettacolo a Santa Chiara.
Il Vecchio è una figura bellissima, fuori dal tempo, senza età e della quale solo alla fine dello spettacolo svelerò il mistero.
Proprio attraverso la voce di questa figura, ascolteremo le parole del nostro Papa Giovanni Paolo II: «[...] è veramente difficile disgiungere questi due nomi, Francesco e Chiara [...]».
Li definisce “fenomeni”, “leggende”.
Spiega che «c’è tra loro qualcosa di così profondo che non può essere capito se non attraverso i criteri della spiritualità francescana, cristiana, evangelica», ma li presenta anche come una realtà fatta di materia, perché «erano persone, erano corpi». «Di loro - continua il Santo Padre - resta il modo con cui Francesco vedeva sua sorella, il modo in cui egli sposò Cristo.
Vedeva sé stesso a immagine di lei, sposa di Cristo, sposa mistica con cui andava formando la sua Santità».
Prima di svelare il mistero della figura del Vecchio, risuonano ancora le parole del Papa che chiama «leggenda divina quella di Chiara accanto a Francesco», ma aggiunge:
«È necessario riscoprire nella nostra epoca la figura di Santa Chiara, riscoprire quel carisma, quella vocazione, riscoprire la leggenda divina di Francesco e Chiara,
perché è necessario per la vita della Chiesa».
Lo spettacolo inizia con Chiara morente, intorno a lei le consorelle piangenti. Entra suor Agnese, sua sorella, che proviene da un altro convento. Suor Filippa, suor Amata e le altre si prodigano una dopo l’altra a raccontarle della grandezza e della bellezza di Chiara e ne leggono il testamento.
Chiara, dal lettino su cui è accasciata, abbraccia la sorella Agnese e le dice di non piangere perché di lì a poco anche lei sarebbe arrivata al Signore e, sfinita, chiede
“una cerasa”, una ciliegia.
Era stato Padre Giuseppe Boccali (insigne studioso francescano) a riferirmi per telefono, a copione già terminato, che un ultimo documento storico ritrovato in quei giorni riportava proprio l’episodio della “cerasa”; lo volli subito inserire nonostante le difficoltà oggettive: la “cerasa” divenne così quasi come un fil rouge che

accompagnerà lo spettatore fin dopo la morte di Chiara, al suo affacciarsi nell’Eternità.
Lei, abituata ai digiuni, ad una vita di penitenza, orprendentemente chiede con una umanità straordinaria, alla fine della sua vita, qualcosa per sé. Agnese, più per disperazione che per convinzione, manda in tutta fretta una sorella nel chiostro, ma
è agosto e non è stagione di ciliegie.
Nei pochi minuti che separano questa richiesta di Chiara dal ritorno della consorella, che arriverà miracolosamente con la ciliegia tra le dita, scorrono il primo ed il
secondo tempo dello spettacolo e gli avvenimenti più toccanti e straordinari della sua vita: riaffiorano le immagini della madre, di se stessa, a sei, a nove e a quindici anni, dell’incontro con Francesco, della fuga da casa, del taglio dei capelli per la sua consacrazione al Signore attraverso Francesco, quel fratello Santo che lei eleggerà come padre alla sua morte. Rivedrà sé stessa come madre badessa nel lavare i piedi alle sue consorelle, negli strappi e nella lacerazione della sua crescita spirituale, nel suo desiderio di vedersi riconosciuto il diritto alla povertà totale, nell’attesa della
bolla papale che avvalli tale diritto per la sua regola che lei, prima donna nella storia, ha già redatto.
La bolla non arriverà se non il giorno prima della sua morte.
Rivivrà le lezioni di spiritualità di Francesco e la sua morte, rivedrà sé stessa fermare la violenza e la barbarie dei saraceni con l’ostensorio contenente l’Ostia
consacrata. Rivedrà, nel dormitorio di San Damiano, dove aveva vissuto tutta la sua vita, la notte di Natale quando, rimasta sola, aveva superato le tentazioni del
demonio apparsole con le fattezze di un bambino e il Signore l’aveva messa miracolosamente in contatto con la Basilica di San Francesco affinché potesse
seguire la celebrazione.
Nel momento della morte di Chiara, per la certezza personale che ho della vera vita dopo la morte e per il rispetto della fede e della santità di questa donna
straordinaria, ho osato rappresentarne l’anima che esce dal corpo e corre incontro a Dio oltrepassando l’universo.
Ed è proprio con questa immagine che lo spettacolo si conclude, nel puro misticismo di Chiara e nella perfetta contemplazione dopo il distacco definitivo dalla vita terrena, dove finalmente giunge ad un epilogo di realtà eterna.

Cast: Annamaria Bianchini, Francesco Troilo Di Carlo, Albatea Internullo, Jacopo Malpasso

1 evento in programmazione
12-11-2026
A partire da 16.50 €
In scena Il Vecchio avrà il compito di spiegare l’esigenza di dedicare uno spettacolo a Santa Chiara.
Il Vecchio è una figura bellissima, fuori dal tempo, senza età e della quale solo alla fine dello spettacolo svelerò il mistero.
Proprio attraverso la voce di questa figura, ascolteremo le parole del nostro Papa Giovanni Paolo II: «[...] è veramente difficile disgiungere questi due nomi, Francesco e Chiara [...]».
Li definisce “fenomeni”, “leggende”.
Spiega che «c’è tra loro qualcosa di così profondo che non può essere capito se non attraverso i criteri della spiritualità francescana, cristiana, evangelica», ma li presenta anche come una realtà fatta di materia, perché «erano persone, erano corpi». «Di loro - continua il Santo Padre - resta il modo con cui Francesco vedeva sua sorella, il modo in cui egli sposò Cristo.
Vedeva sé stesso a immagine di lei, sposa di Cristo, sposa mistica con cui andava formando la sua Santità».
Prima di svelare il mistero della figura del Vecchio, risuonano ancora le parole del Papa che chiama «leggenda divina quella di Chiara accanto a Francesco», ma aggiunge:
«È necessario riscoprire nella nostra epoca la figura di Santa Chiara, riscoprire quel carisma, quella vocazione, riscoprire la leggenda divina di Francesco e Chiara,
perché è necessario per la vita della Chiesa».
Lo spettacolo inizia con Chiara morente, intorno a lei le consorelle piangenti. Entra suor Agnese, sua sorella, che proviene da un altro convento. Suor Filippa, suor Amata e le altre si prodigano una dopo l’altra a raccontarle della grandezza e della bellezza di Chiara e ne leggono il testamento.
Chiara, dal lettino su cui è accasciata, abbraccia la sorella Agnese e le dice di non piangere perché di lì a poco anche lei sarebbe arrivata al Signore e, sfinita, chiede
“una cerasa”, una ciliegia.
Era stato Padre Giuseppe Boccali (insigne studioso francescano) a riferirmi per telefono, a copione già terminato, che un ultimo documento storico ritrovato in quei giorni riportava proprio l’episodio della “cerasa”; lo volli subito inserire nonostante le difficoltà oggettive: la “cerasa” divenne così quasi come un fil rouge che

accompagnerà lo spettatore fin dopo la morte di Chiara, al suo affacciarsi nell’Eternità.
Lei, abituata ai digiuni, ad una vita di penitenza, orprendentemente chiede con una umanità straordinaria, alla fine della sua vita, qualcosa per sé. Agnese, più per disperazione che per convinzione, manda in tutta fretta una sorella nel chiostro, ma
è agosto e non è stagione di ciliegie.
Nei pochi minuti che separano questa richiesta di Chiara dal ritorno della consorella, che arriverà miracolosamente con la ciliegia tra le dita, scorrono il primo ed il
secondo tempo dello spettacolo e gli avvenimenti più toccanti e straordinari della sua vita: riaffiorano le immagini della madre, di se stessa, a sei, a nove e a quindici anni, dell’incontro con Francesco, della fuga da casa, del taglio dei capelli per la sua consacrazione al Signore attraverso Francesco, quel fratello Santo che lei eleggerà come padre alla sua morte. Rivedrà sé stessa come madre badessa nel lavare i piedi alle sue consorelle, negli strappi e nella lacerazione della sua crescita spirituale, nel suo desiderio di vedersi riconosciuto il diritto alla povertà totale, nell’attesa della
bolla papale che avvalli tale diritto per la sua regola che lei, prima donna nella storia, ha già redatto.
La bolla non arriverà se non il giorno prima della sua morte.
Rivivrà le lezioni di spiritualità di Francesco e la sua morte, rivedrà sé stessa fermare la violenza e la barbarie dei saraceni con l’ostensorio contenente l’Ostia
consacrata. Rivedrà, nel dormitorio di San Damiano, dove aveva vissuto tutta la sua vita, la notte di Natale quando, rimasta sola, aveva superato le tentazioni del
demonio apparsole con le fattezze di un bambino e il Signore l’aveva messa miracolosamente in contatto con la Basilica di San Francesco affinché potesse
seguire la celebrazione.
Nel momento della morte di Chiara, per la certezza personale che ho della vera vita dopo la morte e per il rispetto della fede e della santità di questa donna
straordinaria, ho osato rappresentarne l’anima che esce dal corpo e corre incontro a Dio oltrepassando l’universo.
Ed è proprio con questa immagine che lo spettacolo si conclude, nel puro misticismo di Chiara e nella perfetta contemplazione dopo il distacco definitivo dalla vita terrena, dove finalmente giunge ad un epilogo di realtà eterna.
Orari
Giovedì
12/11/2026
21:00

Teatro Orione

Via Tortona 7, 00183 Roma, ROMA

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Via Tortona 7, 00183 Roma, ROMA
da 16.50 €
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